VELOCI, silenziosi, efficaci. Come falchi. Mancano cinque giorni al Natale del 1975 quando i primi aspiranti “Falchi” fanno il loro ingresso nelle due stanze del piano ammezzato della Questura. Sono giovani e arrivano a Napoli da varie zone del Sud dopo un veloce corso di addestramento alla Polstrada di Cesena. È il battesimo della squadra Antiscippo o meglio della “Sezione” voluta dal questore Pasquale Colombo e affidata al trentenne funzionario Romano Argenio. 


Nascono così i “Falchi”, i poliziotti in borghese che girano in moto. A raccontare la storia di quei ragazzi e degli “sbirri” che ancora oggi inseguono scippatori e muschilli tra i vicoli di Napoli è Giancarlo Maria Palombi. Il suo racconto non è una cronistoria degli eventi che portarono alla creazione di una delle armi più efficaci nella lotta ai reati predatori che anche tante polemiche ha suscitato: c’è chi accusa questi agenti di aver superato talvolta il confine tra legge e rappresaglia. Palombi parla di uomini, di “sbirri doc” che sacrificano la propria vita per difendere una città che è diventata loro anche se non ci sono nati. “Ragazzi con la pistola” che si vestono da duri per fare il proprio lavoro, portare lo Stato a violare i bunker della camorra. Sono giovani i ragazzi della Sezione. E diversi tra loro. Tutti hanno una cosa in comune: sono dei “manici con la moto”, come si dice in gergo. Così bravi da stare dietro ai razziatori delle strade. Palombi è documentato e dedica il libro al padre: anche lui un “Falco”.  Uno di quei poliziotti che saltavano in sella a potenti Guzzi o, i più fortunati, sulla Aermacchi nera, ribattezzata la “Farfalla”; mezzi mitici parcheggiati «nel garage della Questura che puzza di olio lubrificante e pneumatici». Con il ritmo del cronista l’autore racconta di episodi che, per chi non ha bazzicato il palazzo bianco di via Medina, possono apparire leggendari. Il libro trasuda sudore come quello gettato dal falco che, abbandonata la moto in strada, insegue a piedi un treno della Circumvesuviana fino alla successiva stazione. Per cinquecento metri. E tira il fiato solo quando riesce a catturare la sua preda. E c’ è la storia del poliziotto circondato da una folla inferocita che non lascia il boss appena preso, ma lo porta via ammanettato al suo braccio. Non mancano pagine dolorose come quelle sul gigante buono “Hulk” o sul “Maradona” della squadra Falchi. Per non parlare dell’ agente Pasquale Paola, ucciso in un agguato insieme con il “dottore”, il capo della mobile Antonio Ammaturo.

«Avevano un atteggiamento da duri, ma erano ragazzi normali, spediti dallo Stato a combattere in strada. Ho voluto tentare di umanizzare i personaggi, di spogliarli dell’ aspetto di super poliziotti alla Maurizio Merli. Hanno avuto successo perché ci hanno messo, soprattutto, tanta buona volontà». Il libro si avvale della prefazione del fotorepoter Ciro Fusco: una testimonianza sulla nascita della “Sezione”, che scosse i vicoli fino a quel giorno inaccessibili.

“Ragazzi con la pistola” di G.M Palombi


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